martedì 10 giugno 2008

Il successo dei vini californiani


La California, oltre a Hollywood, ai grandi Parchi naturali e a Pamela Anderson, è famosa ormai da 20-30 per i suoi vini, diventati importanti, costosi e definiti i migliori da eminenti critici (come Robert Parker, che scrive su Wine Advocate). L'esempio più significativo è Opus One (prima annata del 1979), prodotto dalla cantina Mondavi (Joint venture tra Robert Mondavi ed il Barone Philippe de Rothchild, acquistata poi in parte da Constellation Brands), che, a seconda delle annate può costare 230-260 euro la bottiglia (circa 300 mila bottiglie l'anno).
Delle circa 800 aziende agricole californiane, solo poche decine sono ad un livello alto. Le restanti utilizzano acidificazioni, filtrazioni ed uso smodato del legno che snaturano il vino, facendolo diventare un prodotto con profumi marmellatosi, stucchevoli.
Le aree di denominazione (AVA: American Viticultural Area; circa 100) della California producono circa l'80-90% del vino statunitense, incentrandosi su Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Pinot nero.
Il successo di questi vini è senza dubbio dovuto sia dall'innovazione tecnologica che dal marketing. Nel giro di pochi decenni gli statunitensi sono passati da un consumo di superalcolici, coca-cola e vini di scarsa qualità, ad un largo consumo di vini di alta qualità e così sono nati i "wine tasting" e le cantine hanno grandi sale di degustazione (a pagamento) e fornitissimi markets con ogni sorta di prodotti legati al mondo del vino.
Il sorpasso dei vini californiani sui vini francesi è avvenuto ufficialmente nel 1976: a Parigi ci fu una degustazione in cui vini come Stag’s Leap (cabernet sauvignon) battè i migliori Bordeaux; Montelena superò i Bourgogne.
Tra gli anni '60 e gli anni '70 i vigneti californiani sono triplicati; dei 224 mila ettari di superficie vitata odierna (il consumo pro-capite è comunque basso rispetto all'Italia), la qualità migliore si ottiene nelle AVA di Napa Valley e nella contea di Sonoma. Mi impegnerò a verificare di persona appena possibile.

8 commenti:

Rita ha detto...

THE WINNER IS... :-D

RoVino ha detto...

Premesso che non ho avuto molte occasioni per assaggiare vini californiani, l'Opus one è fra quei pochi, e debbo dire che non mi ha entusiasmato. La questione abbondanza di legni è in diminuzione, ma il problema principale è che gran parte di questi vini sono molto lavorati in cantina.
Se può esserti utile ho un collega che scrive per lavinium di vini esteri, in particolare americani, questo articolo potrebbe interessarti:
http://www.lavinium.com/antonio_cabibi/cabibi_grandi_aree.shtml
visita la sezione "mondovino", potresti trovare altri spunti.
Ciao

RoVino ha detto...

Vedo che ha tagliato il link, provo a dartelo spezzato:
http://www.lavinium.com/
antonio_cabibi/
cabibi_grandi_aree.shtml

pierosalvatore ha detto...

I vini californiani sono oggettivamente ben fatti e con ottime caratteristiche assolute.

Detto questo mi sento di dire che, soggettivamente, non mi comunicano emozioni, per il semplice fatto che mi sembrano il frutto di un'enologia troppo costruita e troppo orientata al marketing.

Un patrimonio enologico, quello californiano, con una storia eccessivamente breve per generare fascino. Una mentalità troppo orientata ai profitti porta quindi a realizzare vini troppo perfetti!!!

Anonimo ha detto...

DA UN PUNTO DI VISTA COMMERCIALE, I VINI CALIFORNIANI, IN ITALIA, HANNO UN MERCATO MOLTO LIMITATO CON NUMERI MOLTO BASSI. DAL PUNTO DI VISTA QUALITATIVO LE AZIENDE CHE PRODUCONO BUONI VINI SONO SOLO ALCUNE DECINE, E QUESTE TENDONO AD UNIFORMARSI TROPPO COME GUSTO, FACENDO VINI CHE HANNO COME "DIFETTO" UNA ESAGERATA PERFEZIONE.

Anonimo ha detto...

Caro Felipe, sono un pò scettico sul successo che tu attribuisci ai vini californiani. Escludendo i vini italiani, poichè potrei essere tacciato di essere partigiano, nel confronto con i vini francesi .......per tutta la vita vini francesi!!!!!
Per storia, tradizione, varietà, viticultura e tutela del proprio prodotto.
Ciao Lamberto

Anselmo ha detto...

Ciao Felipe, anzitutto complimenti per il tuo piacevolissimo blog. A proposito dei vini californiani bisogna pensare che i produttori hanno dovuto convertire un popolo di bevitori di Coca Cola e birra al vino. Questo il motivo di vini che tendono ad assomigliarsi così tanto e che sono imbottiti di legno e spezie......Oggi comunque è cominciata una vera e propria rivoluzione in America, verso l'eleganza si intende, e lo si vede con i vini dell'Oregon molto più piacevoli, eleganti e bevibili, speriamo che tra poco anche in California si cominceranno a produrre vini meno plastici.
A presto e grazie di essere venuto a visitare il nostro blog Qui Bene Bibit

Marco SF ha detto...

Vivo a San Francisco da 10 mesi. Una cosa si nota subito quando si vive qui: è la differenza di sensibilità del palato causata dai cibi. Mi spiego meglio, qua i cibi (e parlo di materie prime) hanno un sapore "light" (e sono generoso). Quando si cucina si usano salse e spezie per dare sapore (esagerando da un punto di vista di Italiano). Per cui è normale che si cerchino note aromatiche ed equilibri diversi dalla nostra cultura che a sua volta è influenzata dalla nostra cucina. Un vino che io giudico piacevolmente fresco per un po' di acidità qui è visto come eccessivamente acido per esempio. Comunque si producono anche ottimi vini con un prezzo forse più accessibile che da noi (dove si esagera con i ricarichi). Ricordate che per me adesso è facile bere californiano e fare raffronti perchè ho una scelta non paragonabile a quello che voi potete acquistare in Italia. Detto ciò preferisco i miei vini italiani, ma assolutamente non disdegno quelli di Sonoma, Mendocino e Napa.
Ciao a tutti.

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